mercoledì 31 ottobre 2012

Curiosità e fotografie degli anni venti.......



Fatta l'Italia si dovevano fare gli Italiani, nacquero quindi a cavallo degli ultimi anni del '800 e dei primi del '900 le più famose e storiche Associazioni sportive e Gruppi sportivi, tutti con una matrice prevalentemente "militare", scherma, tiro a segno e ginnastica la fecero da padroni nei primi sodalizi sportivi, il fascismo agli albori della sua crescita si accorse di questa opportunità, a Siena fù molto attivo nei confronti delle società sportive più o meno importanti, si prestò con la figura del Podestà a gestire e risolvere le problematiche e le polemiche esistenti fra le varie Associazioni, Sport Club, Robur, Associazione Ginnastica Senese (oggi Polisportiva Mens Sana 1871), proprio negli Archivi della Mens Sana 1871 in fase di catalogazione e recupero del materiale fotografico il sottoscritto si è imbattuto in diverse fotografie che illustrano la collaborazione e spesso la simbiosi fra sport e politica; molte di queste foto si rifanno ai raduni che venivano organizzati dall'Associazione Ginnastica Senese/ Mens Sana e che vedevano presenti i gruppi Fascisti e altri gruppi misericordie, pompieri, e ospiti di altre Associazioni sportive che collaboravano con la Mens Sana.

Foto 1925 / 1929 adunate sportive presso Monteoliveto:






Gruppi in divisa sempre a Monteoliveto:





Gruppo Sportivo 97^ Legione:



Lo sport dei Fasci Giovanili

Nel 1927 il regime definì l'attività sportiva quale principale strumento per la crescita mentale e fisica dei giovani. Dette perciò ordine a tutte le istituzioni pubbliche(Podestà, Enti Sportivi Provinciali Fascisti e le Province) di organizzare e gestire manifestazioni sportive.
A tutti coloro che si iscrivevano al partito ed ai giovani che fossero entrati nei Fasci Giovanili vennero garantite notevoli agevolazioni sia per l' acquisto di vestiario e materiale sportivo sia per l'iscrizione, la partecipazione e la visione delle manifestazioni sportive. Gli sconti riservati ai Fasci Giovanili erano normalmente tra il 20% ed il 25% delle tasse di iscrizione e partecipazione ai campionati. Questi ultimi erano loro riservati da ogni federazione sportiva, con tanto di attribuzione dei titoli di campione provinciale e regionale dei fasci giovanili.
I gruppi sportivi ebbero uno sviluppo notevole soprattutto nel calcio e nella pallacanestro, diventando il fiore all'occhiello delle federazioni provinciali fasciste, che portavano le proprie rappresentative provinciali ai "Littoriali dello Sport", clou dell'attività sportiva primaverile che si svolgeva a metà maggio. Ai Littoriali tanti ragazzi e ragazze, già "promesse" un ambito provinciale, fecero esperienza per diventare in seguito veri campioni sportivi ed olimpici.


Partenza della Milizia da Buonconvento per gita a Monteoliveto:





Altri Gruppi in gita:












Adunata Fortezza Medicea a Siena:




Tutte le foto su gentile concessione Archivio Storico Polisportiva Mens Sana 1871 - Siena



martedì 23 ottobre 2012

Il Telegrafo del 25 maggio 1939 - Il ritorno dei legionari senesi dall'Africa Orientale Italiana


                                                       Foto Colezione privata Panichi                 


Nefasit, maggio.

Da due giorni i legionari della "Valanga" sono giunti a Nefasit, il centro eritreo luogo di concentramento delle truppe rimpatrianti dall'A.O.I. ed hanno iniziato il campo contumaciale che precede l'imbarco.
Nei baraccamenti e nei tendoni "Roma" del vasto accantonamento sono oggi alloggiate le Camicie Nere senesi in attesa del giorno ormai prossimo della partenza per l'Italia, del tanto desiato ritorno in seno alle famiglie.
La vita si svolge tranquilla nella quiete del campo, ed i varii servizi che si devono disimpegnare sembrano meno duri ora che il ritorno e' una certezza, ora che l'imbarco e' questione di giorni, ora che Massaua e' a poche ore di treno. Si lavora con animo lieto e si sopporta senza disagio la piu' dura disciplina solo pensando che tra una settimana, poco piu' poco meno, le acque del Mar Rosso, prima, e quelle del Mediterraneo, poi, saranno solcate dalla nave che portera' verso la Patria la gioventu' senese del "novantasettesimo". E ci si adataa ad un tenore di vita, insolito in chi per venti mesi ha vissuto ed operato nelle regioni piu' selvagge dell'Africa Orientale, nelle localita' piu' disagiate, nei piu' pericolosi presidi.
La ripresa di contatto con la civilta', che l'Eritrea ha raggiunto oramai un grado di evoluzione pari a quello di molte regioni della Madre Patria, ha avuto ed ha il suo lato buono, ma rivela pure degli inconvenienti. La vita, sotto diversi aspetti, non e' e nno puo' essere a Nefasit quella del Goggiam. Meno faticosa, nessun pericolo, niente disagi, scomparsi i viveri a secco, possibilita' di acquistare generi a pressi di gran lunga inferiori a quelli di Bahar-Dar e d'assistere alla proiezione di pellicole sonore tra le piu' moderne, e la possibilita' di un buon bagno caldo, di potersi comodamente sedere sulla poltrona di un barbiere, di sorbire un ottimo "espresso" al banco di un modernissimo caffe', di vedere continuamente donne bianche, di non aver piu' contatto con le genti indigene e tante tante altre piccole ma significative cose non ultima tra le quali quella di dormire, non piu' sotto la tenda o in un "tucul", ma in ampi ed ariosi dormitori e su dei veri lettini di ferro.
In contrasto di cio' sta conseguentemente la disciplina che e' necessariamente piu' dura di quella dei fortini e negli accampamenti legionari. Scrupoloso rispetto degli orari, impeccabilita' nel vestire, limitazione al minimo delle ore di liberta'; tutto cio' insomma che caratterizza la normale vita in caserma degli ultimi arrivati, delle "cappelle" per intendersi. Perche' a Nefasit i legionari della "Valanga" sono ne' piu' ne' meno che delle reclute. Tra poche ore, quando saranno giunti altri due battaglioni dei quali e' previsto l'arrivo in giornata, i militi senesi saranno gia' degli "anziani" nell'accontonamento e tra pochissimi giorni saranno "congedati". E partiranno alla volta di Massua per proseguire quel viaggio che, iniziatosi una settimana fa sulle sponde del Tana, avra' termine entro il mese tra le mura di Siena.

Da Bahar-Dar a Nefasit

L'addio al Goggiam e' stato, come tutti gli addii, assai commovente ed anche un tantino triste. Non e' sorta l'alba quando la colonna di autocarri si muovono dalla base logistica del Goggiam occidentale. E non un canto si eleva dalla massa dei legionari, non un gesto di gioia viene a turbare la raccolta tacitita' dei partenti. Troppo e' vicino il cimitero di guerra e troppo son freschi i fiori che ieri sera le Camicie Nere deposero sulle tombe dei caduti perche' si possa salutare con canti di esultanza il tanto desiato momento dell'inizio del viaggio di ritorno. E son troppo vicini agli autocarri i nostri comandanti che restano a Bahar-Dar e troppo timidi di lacrime sono gli occhi di coloro che per tanti mesi furono, piu' che superiori, i camerati dei militi e che oggi vedono partire il loro "battaglione" senza possibilita' di poterlo seguire perche' si possa rispondere con gesti di gioia al loro accorato segno d'addio.
Lentamente la colonna si muove e va verso il guado del Nilo Azzurro. Sul bel ponte da poco aperto al transito le macchine passano veloci: ormai il "via" e' dato. Dall'alto della collina di Selselima' le Camicie Nere siciliane, che hanno sostituito quelle del 97.0 nel presidio del fortino, salutano alla voce i partenti. Dagli autocarri si risponde con grida e canzoni. Bahar-Dar e' gia' scomparsa dalla vista; e la gioia racchiusa in tutti gli animi, ma contenuta al momento della partenza e dominata dalla commozione, esplode ora e si manifesta con cori di esultanza. Le voci degli uomini si confondono col battito dei motori; e mentre la colonna si snoda lungo la pista una potente canzone, un inno di gioiosa forza si eleva sotto il cielo africano. Il sole che nasce viene a baciare i volti dei legionari ed a porgere loro il piu' augurale dei saluti.
La marcia e' rapida. A mezzogiorno siamo ad Ifag. breve sosta e via, ancor piu' velocemente perche', lasciata la pista, si viaggia ora sulla strada che va a Debra Tabor, verso Azozo'. rivediamo posti e cose note. Passiamo vicino a fortini e villaggi conosciuti durante il periodo delle scorte e si ritorna col pensiero al passato e si sente, forte, tutta la soddisfazione per il compiuto dovere.
Azozo' e' raggiunta nel tardo pomeriggio. la cittadina che e' sorta dal nulla alla periferia di Gondar si mostra agli occhi delle Camicie Nere ampliata ed abbellita oltre ogni dire. Un anno, che quasi dodici mesi sono trascorsi da quando il "novantasettesimo" passo' per Azozo' durante il travagliato trasferimento dall'Amba Ciara a Mescenti, e' stato sufficiente perche' il piccolo centro urbano si sviluppasse e prendesse tutte le caratteristiche di uan moderna citta'. Una delle tante citta' italiane ingentilite da giardinetti ed ombrosi viali, abbellite con costruzioni nuovissime e pulsanti di attivita' nei cantieri, nelle officine, ovunque, insomma, sia presente la gente fattiva d'Italia.
Da Azozo' a Gondar il salto e' breve. Una volata nella notte sulla strada quasi rettilinea e la capitale del Governo Amara appare superbacosi' come si mostra coi suoi antichi castelli illuminati e contornati da migliaia di costruzioni che formano il nuovo agglomerato urbano dove si lavora in silenzio ma con tenacia alla definitiva sistemazione di quella che e' una delle piu' vaste ed impervie regioni dell'Impero.
Il giungere dell'autocolonna in citta' e' chiassoso e lieto. le macchine passano veloci sul nastro d'asfalto; e gli uomini, in piedi sugli autocarri, fanno "fantasia" di gioia e salutano la vecchia e la nuova Gondar coi loro canti, colle loro grida festose e collo sventolare di tutti i gagliardetti della "Valanga".
La colonna giunge al posta di tappa ed i legionari, approntati alla meglio i giacigli per la notte, si sparpagliano per le vie della citta', invadono ristoranti, caffe', cinematografo, Dopolavoro e ogni sorta di locali pubblici. Per ore ed ore il Battaglione senese domina incontrastato ogni dove. E ogni dove le balde Camicie Nere sono accolte con spantanee manifestazioni di simpatia. Tutti a Gondar ricordavano e ricordano il "novantasettesimo" e tutti, nelle ore di sosta, hanno voluto dimostrare ai militi la loro simpatia e la loro stima. Stima e simpatia, del resto, che la "Valanga" ha sempre saputo cattivarsi in tutte le localita' ove i suoi reparti abbiano avuto piu' o meno lunga permanenza.
Il giorno successivo la colonna sosta ancora ed i legionari ricevono nella mattinata la graditissima ed attesa visita del Console Marino Piccinelli, il ravo ufficiale superiore che tanto e sempre si e' interessato alle sorti del Battaglione. Le Camicie Nere gridano la loro riconoscenza al Gerarca, il quale unisce la sua voce ai cori nostalgici che prorompomo dalla massa all'indirizzo di Siena bella.
Nel pomeriggio i reparti in armi sfilano al campo sportivo e, alla presenza di tutte le autorita', vengono passati in rivista dal Generale Ermellini, comandante la piazza di Gondar. Il Generale, al termine della rivista, dice ai legionari le sue parole di elogio, ne ricorda il passato e le gesta, e si dichiara contento nel poter affermare che nessun battaglione ha, meglio del "novantasettesimo", meritato l'onore del premio concesso dal Vicere': il rimpatrio.
Tutte le autorita' militari, politiche e civili di Gondar si compiacciono per il superbo aspetto del Battaglione, che dopo venti mesi di dura campagna e di lotta continua col male, ha in se' energie e volonta' tali da poter figurare e distinguersi su unita' formate di fresco. La cerimonia al campo sportivo si conclude con una manifestazione al Duce. Ad alta voce i legionari acandiscono le due sillabe del nome venerato: Du-ce! Du-ce!...E poi, immancabile, il coro di guerra si alza verso il cielo, tinto di rossastro dalle luci del tramonto.
Cantando e marciando in ordine perfetto i legionari rientrano al campo. Ed in tutti e' l'orgoglio per gli elogi ricevuti, in tutti e' la gioia di sapere i loro sacrifici e la loro opera valutati quanto meritano, in tutti e' la certezza di aver ben servita la Patria, di essere stati degni dell'onore di operare nel nome del Duce e per Lui e di avere, infine, portato il nome di Siena e fatti garrire i colori della Balzana nelle terre dell'Impero in maniera degn dele tradizioni della lupata citta'.
Al mattino si riprende la marcia. La colonna di cuori e motori va con furia sulle belle strade che portano al tacazze'. Delivar, Deberech, la ridente, fertile e lussureggiante di vegetazione Romagna d'Etiopia sono raggiunte e superate in poche ore; e poi si attacca il massiccio dell'Uorchefitt, la rocciosa muraglia ai margini del Semien che strapiomba a picco sulla valle del grande fiume, confine naturale tra l'Amara e il Tigrai. Sosta e nottata all'addiaccio ad Adi Arcai e via, colle prime luci dell'alba, verso l'Eritrea. Si scende al tacazze', si risale verso Debinguima'. E qui, a Debinguima', "alt".
Si compie una cerimonia al "cimitero dei carri armati". Nel sacro recinto riposa il Capo Manipolo Luigino Burroni, che una tragica fatalita' volle togliere alla Patria, all'affetto dei suoi cari e di quanti lo conobbero. Le Camicie Nere senesi, che dello scomparso apprezzarono le grandi doti di italiano, di fascista, di soldato e di uomo, hanno voluto lasciare sulla tomba ancor fresca un segno tangibile del loro ricordo e del loro amore.
Un monumento scolpito nella pietra, preparato gia' da tempo a Bahar-Dar, si innalza in pochi istanti tra le croci del Cimitero. E' il segno che la "Valanga" lascia in Africa a memoria ed onore del migliore dei suoi figli.
Uno squillo d'attenti: corpi che si irrigidiscono, occhi che luccicano; un rapido balenare di acciai e si compie il sacro rito dell'appello fascista:
"Camerata Luigino Burroni!"
Il "Presente!" che prorompe da centinaia di petti, e' si' poderoso che, forse, dall'alto dei cieli, sara' udito da Colui che i legionari senesi onorano oggi e ricordaranno sempre.
E la colonna torna a snodarsi sul lucido nastro stradale. Scompaiono, perdendosi lentamente in lontananza, le moli massicce dei carri armati che fan la guardia al Cimitero, si velano le croci, si perde nel sole il monumento da poco eretto...Avanti, avanti ancora, vincendo il dolore, soffocando la commozione...
Selaclaca', Axum, Adua, Adi Abur...Sosta. Si pernotta negli accontonamenti predisposti per le truppe di passaggio. Si trovano lettini di ferro....Primi contatti con la vita borghese di domani.
Mancano due ore al sorgere del sole quando i motori fanno la sveglia. In macchina! E via ancora lungo la strada che sembra non aver termine! Dare Tacle', il glorioso Marco': finalmente l?eritrea, quasi l'Italia.
A mezzogiorno siamo ad Asmara per il versamento delle armi, nelle prime ore del pomeriggio il Battaglione e' al concentramento di Nefasit. Rasatura completa: volto, testa e altre parti del corpo vengono private di ogni genere di peluria. Bagno caldo e, nel contempo, lavatura a vapore e sterilizzazione di tutti i capi di vestiario. E' notte quando le operazioni igieniche giungono a termine, vengono assegnati i posti nei baraccamenti; ognuno ha la sua brana, il suo lettino invitante ed accogliente.
La stanchezza del viaggio e' tale che ben presto non un uomo e' in piedi. Stesi sui riposanti giacigli, in attesa che giunga il sonno - e non si fara' attendere troppo - si sogna ad occhi aperti. Ed i sogni di tutti si identificano in una unica visione: una torre alta, tanto alta, una piazza incantata rigurgitante di persone dai volti noti, amati, desiderati...Una tromba suona il silenzio. Si spengono le candele e si continua a sognare e seguiremo finmo a giorno: sogneremo Siena, la sua Torre, la sua Piazza, il suo Duomo, i suoi palazzi...segneremo tante creature amate e sogneremo l'abbraccio di queste nel giorno del ritorno. Ed il sogno continuera' ancora per poche notti; poi la realta' piu' bella, la piu' attesa; la Patria, Siena, gli esseri amati.

Dino Corsi
                               
                                            Piroscafo Ogaden



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Il Telegrafo del 14 aprile 1939 - Vita dei legionari senesi nelle terre dell'Impero





Zeghie', marzo.

Si avvicina il giorno della santa ricorrenza pasquale e le Camicie Nere della "Valanga" si accingono a vivere la giornata solenne lontani dalle famiglie, dalle citta' e dai pesi loro. E' la seconda Pasqua che i legionari vivono nelle terre dell'Impero, che vivranno a miglialia di chilometri dalla Patria e dagli esseri amati; e' una delle tante feste, tradizionalmente care al popolo italiano, che vedra' ancora una volta la gioventu' senese lontana, ma vicina in ispirito, col cuore, col pensiero e con tutta la potenza di un sentimento nostalgico, alle cose e alle creature amate.
I legionari tutti, che avevano sognato di poter trascorrere le feste pasquali in seno alle famiglie, pur sentendo ora piu' che mai profondo il distacco e grande il desiderio di queste, si fanno forti della loro fede - mai venuta, e che mai verra' meno - e continuando l'opera fascista e militare di fecondazione e protezione dell'Impero, rivolgono i loro pensieri a Siena, alle ridenti cittadine del senese, e inviano a tutti i loro auguri per la S. Pasqua. A tutti i congiunti e parenti, ai camerati, agli amici, alla citta' bella, alle borgate ed ai paesi che sono vivi nei cuori e nelle menti dei militi del 97.o.
E, animati da quel sentimento di bonta' e gentilezza che li distingue e nobilita la loro oscura opera, i legionari della "Valanga" rivolgono il loro commosso, deferente pensiero alle famiglie dei camerati caduti nell'adempimento del dovere e promettono che nel giorno sacro della festa tutti i fiori della Primavera africana copriranno le tombe e recheranno agli Eroi scomparsi, in uno con quello dei commilitoni, l'omaggio riverente, il segno del ricordo e la prova di affetto di Siena tutta, e di tutte le mamme, di tutte le spose, e di tutti i figli, che il dolore ha reso cari ai cuori generosi delle Camicie Nere.



                                                                                   
                                                    Foto Collezione privata Panichi



Vita nei presidi

Lasciata Mescenti, il comando di Battaglione si e' trasferito a Bahar-Dar, ove gia' da tanti mesi la prima Compagnia del 97.o operava e si distingueva. Le forze dell'unita' legionaria senese sono presentemente dislocate nel triangolo che ha per superficie l'azzurro Tana - Bahar-Dar, Selselima' e Zeghie'.
A Bahar-Dar pulsa vivo e opera il cervello della "Valanga", ma l'anima del Battaglione - immensa - e' dovunque, all'ombra del Tricolore, dove sono i nero-fiammati fanti senesi.
Il Comando, con la prima Compagnia ed elementi della terza, svolge la sua opera sulle spomde del Lago Imperiale; la seconda Compagnia, riunita in tutti i suoi plotoni e serrata nei ranghi malgrado le numerose, dolorose e gloriose perdite, presidia validamente la penisola di Zeghie' ed assicura tranquillita' e sicurezza in una delle piu' infide zone africane; la "terza", dato il cambio alla "seconda", e' ai guadi del Nilo e salda protezione del ponte che in pochi mesi il genio e la volonta' del lavoro italiano hanno gettato tra le due sponde del fiume.
Divisi dalle acque del lago, i reparti sono tuttavia uniti dai vincoli del comune compito, della comune volonta' e dai sentimenti di virile affetto che fanno del Battaglione - come abbiamo tante volte ripetuto - una sola grande famiglia.
A maggiormente collegare e tener unita questa famiglia di soldati, sta l'attivita' indefessa, paterna ed affettuosa del nuovo Comandante la "Valanga", che nulla trascura nell'interesse dei suoi ragazzi e per il buon nome del Battaglione.
Il vecchio Comandante la seconda Compagnia, che in tanti mesi di campagna aveva saputo cattivarsi la stima e l'amore delle Camicie Nere del reparto che secondo e' solo di nome, ha saputo in poco tempo, una volta avuti l'onore e l'onere di essere alla testa del 97.0, rednersi caro a tutti i legionari e far si' che i sentimenti di deferente considerazione ed affetto, un giorno ristretti nel campo della "seconda", dilagassero in tutti i campi ove la "Valanga" e' presente con le armi e con la forza dei suoi componenti.
E cosi' la famiglia legionaria vive la sua opera africana serenamente, operosamente e con volonta', pur essendo pervasa dal desiderio del rimpatrio, che dopo diciotto mesi e' nell'animo di tutti e fa sognare ad occhi aperti la indimenticabile Torre del Mangia, all'ombra della quale pulsano in fidante attesa tanti cuori di esseri cari.
Nei fortini, in quello di bahar-Dar che si specchia nell'azzurrita' del lago e che funge da centro a tutto il movimentato traffico del Goggiam, in quelli di Zeghie', ove le piantagioni di caffe' e gli agrumeti serrano in una morsa di verde, di chicchi rossastri e di dorati frutti gli spalti delle fortificazioni, ed, infine, in quello di Selselima' che si erge poderoso sulla collina che domina la pista di Ifag ed il ponte del Nilo e che porta un'impronta della potenza di Roma in mezzo alle foreste rigogliose sulle due sponde del fiume celebre, i legionari trascorrono le loro giornate alternando al lavoro i servizi di guardia, di sicurezza e di ordinarie fatiche inerenti la vita dei reparti.
Di quella vita africana che e' tanto bella per i suoi scopi, ma che e' sempre dura e non raramente pericolosa. Ma durezza di esistenza e pericoloso vivere sono ormai prerogative del Battaglione. E, quindi, nessuna fatica puo' stancare quei corpi che pur provati dagli sforzi e dal male, hanno nel loro interno una inesauribile riserva di energie morali attinte alla fonte della fede; e nessun rischio puo' far recedere dalla loro opera i legionari, che del fuoco han gia' da tempo ricevuto il battesimo e del quale sanno apprezzare l'emozione che ne deriva e la conseguente soddisfazione che nasce in chi ha avuto la gioia di combattere.
Pero' la vita non e' sempre dura, non sempre e' pericolosa. Vi sono delle giornate in cui il riposo e la tranquillita' regnano nei campi. E vi sono tante e tante piccole cose che servono a render lieta l'esistenza delle Camicie Nere ed a far dimenticare, talvolta, anche quel sentimento di nostalgia, che innato negli animi senesi, si sviluppa e diviene imperioso quando i figli della Lupa non hanno a portata del loro udito i solenni rintocchi del "campanone".
Come descrivere il lato bello di questa esistenza piu' unica che rara? Come dire di queste giornate trascorse nei pressi di quel lago Tana, che tutto il mondo ci invidia e che tutti gli italiani desidererebbero vedere? Come far comprendere l'intima bellezza di certi pomeriggi, serate e - violazione d'orario - mezze notate trascorse dai legionari nei baracconi di legno e lamiera, che a Bahar-Dar ricordano un po' - pur soffusi da un senso di disciplina tutto italiano - i ritrovi del Far-West, tanto caro alla nostra infanzia, ove un disco di grammofono fa udire canzoni che richiamano alla mente l'Italia lontana, dove un fiasco di "Chainti" fa assaporare qualcosa di nostrano e porta il profumo della terra toscana?
E per coloro che vivono a Zeghie' ed ai guadi del Nilo, le escursioni nelle foreste, le cacciate ai cinghiali, ai gattopardi, alle gazzelle, le gite in "tanqua" (la primitiva imbarcazione indigena) nelle immensita' del lago o per le "rapide" del fiume, come narrarle, come renderle, con il modesto ausilio di una ancor piu' modesta penna, quali sono in realta'?
E tutte le altre piccole grandi cose: il pranzetto fuori ordinanza imbandito da questo o quel gruppo all'ombra di una pianta secolare o sotto il muretto del fortino; le riunioni di paesani, di contradaioli, di amici "borghesi", che si chiudono immancabilmente con cori piu' o meno ordinati, ma sempre gioiosi e pieni di entusiasmo; il giungere della posta, sempre attesa e percio' sempre gradita; la pubblicazione dei bollettini radio che portano notizie desiderate che strappano grida di gioia alle nuova, magari, di una vittoria del "Siena"; tutti questi "fattarelli" apparentemente insignificanti come descriverli nel loro reale significato?
Quante e quante volte i militi si sono trovati a ripetere la frase, che meglio di ogni altra esprime uno stato d'animo e un sentimento: "Ci vedessero le nostre donne in questo momento, quanto sarebbero contente!".
E contente lo sarebbero davvero, le donne senesi nel vedere i loro figli e mariti e fidanzati e fratelli, che vivono ora dopo giornate di fatica. E contente devono essere, le nostre donne, nel sapere i loro cari lontani per una missione di civilta' e di affermazione fascista. ed il contento di tutti, come di tutti i congiunti, sia maggiore nel pensare alla gloria che i legionari vanno man man creando intorno al loro nome e nella speranza di poter riavere presto nel seno delle famiglie i figli valorosi.

Oggi, 26 marzo...

Oggi si attende. Trepidamente. Si attende che attraverso le onde della radio giunga sino a questi lontani lembi di terra italiana la parola del Duce. Le comandate" che lavorano, la pattuglia di ricognizione, le vedette ferme e vigili ai posti di servizio, gli uomini a riposo, tutti, insomma, nei campi legionari sono in attesa di qualcosa di grande.
Ed in questa attesa i cuori pulsano velocamente, le fantasie lavorano, gli animi si riscaldano, l'attesa avra' termine tra poche ore; poi, portate dal genio italiano, le parole dell'Uomo, che e' tutto e ragione di tutto per gli italiani, risuoneranno anche nella immensita' africana apportatrici di pace o guerra, ma comunque preludenti una nuova, superba, affermazione del Fascismo.
Ed e' con questa catena che i legionari della "valanga" attendono il volgere di queste poche oere. Fiduciosi nella pace ma pronti alla guerra.
Essi, i fanti del 97.0, sono gia' ai loro posti di dovere. E se le circostanze lo esigeranno sapranno dimostrare che le armi loro affidate per la sicurezza dell'Impero son ben salde nei maschi pugni e pronte a tuonare su tutti i fronti, per tutte le conquiste.

Dino Corsi


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Il Telegrafo del 18 febbraio 1939 - "Alle valorose Camicie Nere del 97.0"


                                                                   
Zeghie', febbraio.

Il soldato, in genere, ha un modo di vedere e pensare tutto proprio per cio' che riguarda il giusto premio delle sue fatiche, dei suoi sacrifici, del rischio della vita serenamente affrontato.
Offrire al fante, che no ha fumato da un mese un pacchetto di desideratissime sigarette come premio ad una giornata di intenso lavoro, val meno, molto meno, che dire a fior di labbra allo stesso "scarpone" un "Bravo!" venuto su spontaneo dal cuore; pure, talvolta, una gavetta di saporoso rancio ed una fresca pagnotta - atermine di una o due giornate di digiuno - non raggiunge l'effetto che puo' ottenere l'encomio tributato dal capo ai gregari. Nel caso particolare dei legionari, e' piu' che mai facile toccarne il cuore con parole che destino l'entusiasmo, che con premi o riconoscimenti materiali, qualunque essi siano.
Quando giorni or sono un potente trimotore sorvolo' la piazzaforte di Mescenti, ove nel Comando di Battaglione pulsa il cuore della "valanga", lasciando cadere un metallico astuccio custodia di un messaggio, di un ordine, o di prescrizioni di servizio, tutti i legionari - in un primo momento - pensarono ad imminenti arrivi di viveri di conforto, di scarpe, di indumenti e di quant'altro, da mesi, e' desiderio comune. La comunicazione aerea poteva - e per taluni doveva - far prossimo il giungere di tutto cio' che era l'impellente fabbisogno materiale dei reaprti.
Senza grida, senza esclamazioni di gioia, non perdendo la calma, ognuno manifesto' il proprio contento a gesti misurati e con pacate parole. ma quando fu aperto l'astuccio e il contenuto del messaggio - che' di messaggio trattavasi e con l'ordine di servizio - fu reso noto alla truppa, l'entusiasmo piu' sfrenato si manifesto' nel campo ed i canti si elevarono al cielo nel poderoso echeggiare dei cori guerrieri e trionfanti.



                                                                                       
Foto Collezione privata Panichi




Non era la comunicazione del prossimo giungere di viveri di conforto, che la massa anela da tempo; non era la notizia di un imminente arrivo di indumenti e scarpe, che molti tra i legionari attendono con fiducia; erano invece, poche, semplici, parole vergate a matita su di un piu' ancora semplice foglio bianco:
Alle valorose Camicie Nere del 97.o Battaglione il mio cordiale saluto di camerata. Per il Duce: A Noi!
Generale Ugo Cavallero, Comandante le Forze Armate in A.O."

L'entusiasmo proruppe nel campo alla lettura del messaggio. Quell'indirizzo del Capo alle "valorose camicie nere del 97.o" era finalmente - e' - il riconoscimento, il premio di tutti ed a tutti gli sforzi della "Valanga" compiuti.
Noi non eravamo a Mescenti e non abbiamo quindi partecipato all'episodio della caduta dal cielo di quel riconoscimento che premia l'operato del Battaglione; ma anche dal lontano distaccamento di Zeghie' - ove quaranta legionari vivono le dure e perigliose giornate che gia' abbiamo descritte - e' pervenuta la notizia bella del lancio del messaggio. E nell'angusto spazio delle ridotte strette dappresso dalla selva di reticolari, un pugno d'uomini, che del sacrificio han salito e stanno salendo tutta la scala, ha esultato alla lettura di quelle poche parole.
L'aggettivo "valorose" e' stato come un balsamo vivificatore. E si sono dimenticati malanni, affanni, nostalgie e desideri per gridare tutta la gioia dei nostri cuori. Qualcuno tra i lettori sorridera' di incredulita' di fronte a quanto stiamo scrivendo, ma chi ha combattuto, chi delle "campagne" ha provato le emozioni, sa e comprendera' come il ostro entusiasmo, che e' quello di tutto il 97.o, per un semplice aggettivo non e' retorica, ne' esaltazione.
A Zeghie', come a Mescenti, a Bahar-Dar come Gelsehira', ovunque i legionari della "Valanga" stanno concludendo la loro campagna africana, il riconoscimento di S.E. Cavallero e' giunto come un premio ambitoe come un incentivo a procedere con la volonta' di sempre sul cammino che ancora resta da percorrere.
Ed i legionari senesi, pur ridotti nei ranghi, menomati nel fisico, ma incollabili per fede e volonta', continuano la marcia, lieti di tutto offrire alla Causa dell'Impero. E non chiedono altro premio che parole di plauso: oggi quelle dei loro capi militari e domani quelle ambite del Duce.

Dino Corsi



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Il Telegrafo del 2 febbraio 1939 - Sedici mesi d'Africa...


                                                        Foto Collezione privata Panichi              


Zeghie', gennaio.


..Trascorsi da quando la "Valanga" inizio' la sua fastica africana. Sedici mesi...il tempo corre, vola e lascia agli uomini il carico dei ricordi, il peso delle memorie e il fardello dei sacrifici. Ma lascia, il tempo, in chi ha voluto, potuto e saputo bene impiegarlo, anche la soddisfazione per l'opera compiuta.
Questi sedici mesi di "campagna", questo lungo periodo di servizio in Colonia sono stati il banco di prova delle possibilita' del Battaglione senese, che in rappresentanza della "fedelissima" Provincia ha dato, sta dando e dara' l'esatta manifestazione di cio' che possa la gioventu' della "Lupa", a nessuno seconda, ieri, nella guerra per la conquista dell'Impero e per la guerra redentrice in Spagna, ed oggi, come ieri, nell'opera di difesa e valorizzazione dei territori africani dominati dalla grandezza di Roma.
Sedici mesi e par ieri, sono trascorsi da quando i superbi, quadrati reparti del "novantasettesimo" salparono alla volta del lontano Impero. Sedici mesi..:Ed e' ancor presente in noi quel senso di delusione, quell'impressione di rammarico, quasi di rabbia, che pervase quel giorno i nostri animi per la mancata realizzazione delle generali speranze che vedevano e volevano il Battaglione destinato in Spagna. La terra iberica, la lotta contro il demone moscovita erano allora nei desideri di tutti, ed il partire per l'Africa parve ai legionari come il disertare un po' dalle primissime linee ed imbarcarsi nelle retrovie. E tutti, dal reduce dell'A.O., volontario per la seconda volta nel corso di pochi anni, al giovane fascista che con entusiasmo aveva risposto presente all'appello non piazzaiolo, provarono amaro il rimpianto per lo svanire di quel sogno che aveva al suo apice i campi insanguinati di Spagna.
Ma oggi, dato che tanto tempo e' trascorso da quando il "Sardegna" prese il largo dal porto di Napoli; oggi dopo sedici mesi di vita di Colonia, il legionario della "Valanga" non ha piu' rammarichi, non soffre per quella che un giorno considero' quasi una diserzione dal fronte di combattimento: oggi la camicia nera della "Valanga" ha in se' l'orgoglio e la gioia di sapersi e sentirsi combattente della Causa piu' bella e sa di aver dato alla Patria e all'Idea tutto quanto era possibile dare. Guardandosi indietro, mirando a ritroso il cammino percorso - cammino purtroppo cosparso di croci gloriose - il milite rivede le tappe della fatica compiuta, valuta sacrifici e pericoli trascorsi, si esalta all'idea di aver con le armi e col lavoro contribuito alla conquista di regioni fino a poco fa italiane solo di nome, e gioisce nel sentirsi legionario, vero legionario; di coloro cioe' che giovinezza e vita hanno offerto alla Patria.
Ed accingendosi a fregiarsi dell'ambito segno della "croce al merito di guerra" il milite della "Valanga" ritorna col pensiero alla "guerra" quaggiu' combattuta per la sicurezza e la valorizzazione dell'Impero. E si rivede sui camions in colonna verso zone pericolose, marciare alla maniera squadrista coi gagliardetti al vento e le ugole dilatate in un canto d'azione; risente il fischiar delle pallottole che di tanto in tanto salutavano il passaggio degli autocarri e si riporta con il pensiero alle belle giornate di mescenti, quando a fianco degli ascari del 3.o battaglione coloniale provava l'ebbrezza del fuoco nemico e l'emozione impagabile del combattimento. E rivive, il legionario, le dure fatiche, le privazioni, la fame e la sete di tanti e tanti giorni gloriosi di quella gloria che danno il sudore e la sofferenza.
Ma il compito non e' ultimato. Dopo Gondar, Amba Ciara, Bahar-Dar, mescenti e Selselima', vi sono ancora mete da raggiungere, tappe da bruciare. Zeghie' e' una delle ultime tappe ove la "Valanga" sta incidendo la sua fredda ma incancellabile impronta; e Zeghie' e' una nuova pagina gloriosa del libro d'oro del Battaglione senese.
A Zeghie', la ridente penisola sul tana, un pugno di uomini - 40 in tutti - un gruppo di giovani legionari, un petalo di quello che e' il fiore della gioventu' senese, presidia e protegge la regione piu' ricca e fertile dell'Amara. Divisi in due fortini, i "quaranta di Zeghie'", fatto proprio il mussoliniano "vivere pericolosamente" danno una dimostrazione di cio' che possa, in difetto della quantita', la qualita', e non conoscendo riposo, e rischiando il tutto per tutto, e lavorando di giorno e vigilando di notte, e tutto offrendo senza nulla chiedere, dando la prova di cio' che siamo e di cosa siano ancora capaci i legionari senesi - perche' tutti della "Valanga" son pari ai 40 di Zeghie' - dopo sedici mesi d'Africa.
Ridotto nei ranghi, che' il male e le varie esigenze hanno portato al rimpatrio o all'indisponibilita' di quasi una buona meta' degli effettivi, il "novantasettesimo" e' ancora sulla breccia e forte della gloria dei sei caduti e di una tradizione di volonta' e combattivita' confermata dai fatti, continua la marcia intrapresa sedici mesi or sono al motto della "Valanga": "Marciando mi rafforzo".
Passeranno ancora dei mesi prima che le strade di Siena possano sentir risuonare sul lastrico il ferrato rumore dei reparti in marcia, dovra' la Primavera entrare nel suo pieno splendore di fiori e profumi, e forse l'Estate si affaccera' gia' trionfante quando il Battaglione tornera' all'ombra del "Mangia".
E saranno allora fioriti i giardini, e tutti gli steli saranno divelti per salutare in coloro che tornano quelli che piu' non torneranno: i nostri Morti, che sono il nostro orgoglio e la prova del nostro sacrificio, della nostra guerra, delle nostre conquiste.
Perche' son Essi, i Caduti, che meglio di vane parole rifanno la storia del Battaglione e dicono quanto ed in qual misura il "novantasettesimo" abbia contribuito alla grandezza dell'Impero.
Ed e' con ragione che ad Essi, agli oscuri eroi, rivolgeva il commosso pensiero il nostro Comandante nel saluto di commiato al Battaglione. perche' anch'Egli, come i camerati scomparsi, si e' sentito un po' morto nel lasciare la "valanga" e nel lascisrci, nel lasciare i suoi figli.
Come l'annunzio del decesso di un compagno, di un fratello d'armi, ci e' giunta la nuova del rimpatrio del Comandante. Un vuoto incolmabile e' venuto a crearsi nei nostri cuori; pari alla perdita di un genotire, la sua dipartita ci ha arrecato dolore. E maggior dolore e' ed e' stato per noi il "suo dolore". Povero, caro papa' Mariotti!...Quanto ha amate le sue camicie nere! E di quale amore!
Vorremmo che al suo giungere nella sua Citta' natale, siena avesse salutato questo figlio guerriero come un di' la Repubblica salutava gli eroi, ma, purtroppo, sappiamo che cio' e' un sogno. Comunque, al nostro Comandante, il saluto degno di Lui, dei suoi meriti e del suo operato, lo daranno domani, nel giorno del ritorno, i legionari della "Valanga" che non dimenticano e non dimenticheranno mai quanto devono a "babbo mariotti". E sara' un saluto degno delle tradizioni del popolo senese!

Dino Corsi



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lunedì 22 ottobre 2012

Testimonianze


Lo scrittore Pietro Ciabattini, Senese,  testimone e protagonista in prima persona del periodo fascista nel suo libro "Siena fra la scure e la falce e martello - cronaca di memorie dal 1926 al 1950 ricorda in alcuni passi la figura di Dino Corsi.

                             




pag. 33    ...(1936/1937)......,tra i più assidui collaboratori di mio padre..............,Dino Corsi, impiegato comunale e brioso scrittore di commedie in vernacolo senese e collaboratore di grandi giornali (famosa la sua corrispondenza dall'Abissinia dove andò volontario con il Raggruppamento CC:NN: Eritrea comandato dal Generale Diamanti)
                                                                
pag. 82   ....(1938/1941).....Il 20 di Maggio, accolto con entusiasmo, rientrò il Btg.CC.NN "Valanga" reduce dall'impresa Etiopica. Al GRF "A.Mini", grandi festeggiamenti in onoro di Dino Corsi e degli altri Reduci (il Telegrafo 20 Maggio 1939)  

pag. 119 .......(1942)..Giunsero anche notizie che alcuni senesi partiti con il 97° Btg. CC.NN. per la Dalmazia erano stati inviati sul fronte russo come facenti parte di un Btg. "M" della divisione Tagliamento. Ricordo i nomi del Seniore Nazzareno Mezzetti e del Legionario Dino Corsi.....

Pag. 137 .....(1943) ......la preferenza la lasciavo a il Telegrafo .......potevo leggere le corrispondenze di Dino Corsi che scriveva dal fronte russo oppure quelle del mio caro amico Arrigo Pecchioli, militare a Roma.......

Pag. 138 .....(1943) .....il 25 Febbraio giunse la notizia che Dino Corsi era stato dichiarato disperso sul fronte russo unitamente al suo anziano comandante 1° Seniore Nazzareno Mezzetti.


                                                                                      

                          

Il Telegrafo del 6 novembre 1938 - Coi legionari senesi nell'Impero


                                                      Foto Collezione privata Panichi             



Selselima' sul Nilo Azzurro, ottobre.

Contrariamente alle previsioni piu' ottimistiche, la permanenza del 97.o in Africa si e' prolungata e si prolunga. Le speranze, i sogni dei legionari tutti non si sono avverati e il rimpatrio dovra' essere ancora atteso. Necessita' indiscutibili tengono, e terranno per alcuni mesi, la "Valanga" al posto del dovere in servizio per la grandezza dell'Impero.
Consci dell'utilita' della loro opera, orgogliosi della nuova prova della dedizione alla Causa, alla quale la fiducia dei Superiori li ha chiamati, pervasi come sempre dalla volonta' di servire il Duce nell'Impero e di rendersi degni di Lui, i legionari senesi si son fatti forti della loro stessa fede, e da uomini degni di rappresentare la forza armata della Nuova Grande Italia, hanno accolto la notizia del rinviato rimpatrio con la serenita' dei forti. Senza recriminazioni, senza rimpianti, senza eccessiva nostalgia, la "Valanga" ha continuato e continua a percorrere la via del dovere.
E' dura la vita del dovere. Ma nessuna durezza e' e sara' mai affrontata e vinta tanto gioiosamente quanto lo e' dalle camicie nere senesi. L'orgoglio, che e' in tutti, di rendersi utili alla Patria e' piu' che sufficiente a far vincere disagi, sacrifici e privazioni. La soddisfazione di oeprare coi "fatti" a pro della grandezza nazionale ripaga ogni sofferenza sia fisica che morale. La "Valanga" fedele al suo motto "marciando mi rafforzo" continua la marcia iniziata tredici mesi or sono e va verso quell'avvenire folgorante della gloria che ha baciato e baciera' i neri gagliardetti dell'unita' senese: fiamme vive, i nostri gagliardetti, di una passione che nulla potra' estinguere e che sempre divampera' a testimonianza della fede di un Popolo che altro non chiede che combattere e vincere.
In testa alla formazione legionaria senese, impegnata nell'ultima fatica, marciano oggi i nostri Morti. Sono i camerati, le di cui spoglie dormono il sonno eterno nei sacri recinti di pace a Gondar e a Bahar Dar, che formano l'avanguardia dei nostri reparti.
Sono gli spiriti dei caduti, le anime di coloro che s'immolarono per la comune Idea che oggi ci precedono e ci guidano sulla via del dovere, piu' bello quanto piu' duro.
Nel loro nome, nel nome del sempre "presenti" Mugnai e Cingottini, Satini e Marchetti, la "Valanga" continua la fatica verso tutte le conquiste e tutte le vittorie: quelle dello spirito e quelle delle armi.

Vita di reparti

E' terminata la stagione delle grandi piogge. Dai primi di giugno alla fine di ottobre glie elementi, ostili quanto mai questo anno, hanno dato vita e forma agli uragani ed alle tempeste che hanno riversato sulla terra cateratte di acqua. Dire la eccezionale intensita' di queste piogge che per oltre quattro mesi e quasi cinque mesi hanno addirittura inondato tante e tante regioni dell'Africa sarebbe il ripetere cosa gia' troppo note. E dire qual sia stata la vita dei legionari nelle giornate, nelle tante giornate, della cattiva stagione potrebbe sembrare una interessata apologia del sacrificio al quale si sono sottoposti gi uomini. Preferiamo percio' lasciar perdere il passato e guardare al presente.
E' tornato il bel tempo. E con questo la gioia di vivere, la coscienza di operare e la certezza di sentirsi utili.
Il Battaglione si e' scisso nei suoi Reparti. La grande famiglia del "novantasettesimo" si e' divisa in vari nuclei ognuno dei quali deve assolvere ad un compito particolarmente delicato o difficile.
Il Comando di Battaglione, con la 3.a compagnia al completo, e' tutt'ora a Mescenti, sede di presidio, e la' vigila alla sicurezza delle comunicazioni con l'interno del Goggiam e prosegue l'opera, iniziata da vari mesi, di completa pacificazione, valorizzazione e redenzione della Regione.
La 1.a compagnia e' a Bahar-Dar. Qui i legionari della "prima" hanno trascorsa la stagione delle piogge. Qui il reparto, per oltre quattro mesi, ha garantito la sicurezza del porto meridionale del Tana, ha lavorato, ha servito, e si e' prodigato oltre ogni umana misura.
Sul comportamento della 1.a compagnia, sui sacrifici di questa subiti e virilmente superati, si potrebbe scrivere intere pagine. In una zona ove il clima aveva - durante la cattiva stagione - ragione delle tempre piu' forti, i legionari senesi hanno lottato giorno per giorno, uomo per uomo contro il male e contro la sorte avversa. Oggi, che col bel tempo e' la salute che torna a rifiorire, oggi che il sole vince e disperde gli ultimi postumi della malaria, oggi e' doveroso il riconoscimento verso il reparto che, ad onta di tutto, non si e' fiaccato, ma ha invece brillantemente resistito di fronte agli attacchi del male e ha permesso il regolare funzionamento alla base di Bahar-Dar, uno dei piu' importanti centri dell'Amara.
La Prima compagnia prosegue il suo compito sulle sponde del Tana e si accinge, ora a ritemprare i corpi nella Primavera africana, prodiga quanto mai di benessere e salute.
La Seconda Compagnia ha lasciato Mescenti. Dipartitasi dalla sede goggiamita ove in ipu' di un'occasione aveva avuto modo di distinguersi, il bel Reparto si e' attestato oltre le sponde del Nilo Azzurro: a Selselima'. Sull'altura che a poche diecine di metri dal grande fiume domina i guadi sulla via del Goggiam.

Selselima' sul Nilo

In Africa gli spostamenti sono sempre difficoltosi. Ma quando la buona volonta' degli uomini si manifesta e si prodiga non c'e' difficolta' che non sia superabile. Cosi' la 2.a Compagnia del 97.0 si e' trasferita da Mescenti a Selselima' in poco piu' di ventiquattro ore. E cio' ad onta delle comunicazioni difficili nel tratto Bahar-Dar - Nilo Azzurro, e delle traversate del fiume fatte - causa la piena che ha travolti i passaggi - a turni su uno zatterone.
La localita' che oggi ci ospita non e' nuova ai legionari . Qui, ai guadi del Nilo, convergevano le colonne nel periodo delle "scorte"; da Selselima' si mosse or'e' un anno la potente macchina guerriera che doveva pacificare e mettere sotto l'effettivo controllo italiano la fino allora semisconosciuta regione del Goggiam. E le camicie nere senesi ricordano ancora le nottate trascorse all'addiaccio sulle sponde del fiume, rivivono le giornate faticose dei servizi di sicurezza che li portarono sin qua, rievocano fatti ed episodi del passato, nel mentre lavorano alla sistemazione di quella che e' la nuova residenza della "seconda".
Il fortino di Selselima' sorge alla sommita' di un'altura che, a pochi metri dal Nilo, ne domina e protegge i passaggi. Il solito recinto di muro a "secco", caratteristica questa di tutte o quasi le opere militari africane, ed una doppia rete di reticolato costituiscono la difesa del posto. Al di la' dei reticolati e del muricciolo lo spazio per la truppa. Quando la compagnia prese possesso della posizione dando il cambio ad un reparto di ascari, l'interno del fortino era...meglio non dire cosa era. Oggi, a distanza di appena una settimana, si e' gia' oeprato il miracolo.
Lo spirito di adattamento, la volonta', l'iniziativa e l'intelligenza delle camicie nere hanno fatto si' che ove non erano che sterpi e macerie sorgesse un piccolo e ben ordinato villaggio.
Si sono costruite baracche e zeribe, si e' ...bonificato il terreno, si e' data una impronta di ordine, pulizia e comodita' al campo che oggi e' base degna di figurare in una zona ove la natura ha profuso a piene mani quanto di piu' bello potesse.
Basta volgere lo sguardo in questa o quella direzione per ammirare panorami di sogno. Il Tana e' sulla nostra destra in tutta la sua immensita'; lontana lontana l'isola delle Verginmi ci appare come una nube nerastra nella azzurra luminosita' del cielo, e piu' lontana ancora la penisola di Gorgora' si confonde, all'orizzonte, con le acque e pare non una striscia di terra, ma un serico drappo verde steso sul lago. Davanti a noi e' il Nilo Azzurro; tanto azzurro e con dei riflessi ora d'oro, ora rossastri che sembra una bandiera del "Nicchio" ondeggiante sotto la spinta del vento. Piu' avanti ancora, ma lontane, le montagne del Goggiam: ciclopici ammassi di rocce e di verde. E tutt'intorno il rigoglio della vegetazione tropicale: folte foreste, ove tra palmizi e liane, tra sicomori e baobab, tra erbai e canneti, tra radure e paludi trovano ricetto i piu' preziosi esemplari della fauna africana: ippopotami e coccodrilli, iene e sciacalli, gattopardi e leopardi, facoceri e gazzelle, guane e pitoni, scimmie di ogni genere ed ogni sorta di uccelli: dalla starnazzante pernice alla tronfia faraona, dal piccolo gentile uccello mosca al colossale avvoltoio.
In questo paesaggio di incanto vivono oggi i legionari della "seconda". Ma la bellezza panoramica della localita' ha il suo contrasto nella incivilta' della localita' stessa. Ove la natura ha donato prodigalmente, gli uomini non hanno saputo apprezzare il dono; e quella che poteva essere un Paradiso Terrestre e' tutt'ora una delle plaghe piu' selvagge dell'Africa.
Percio' le camicie nere hanno lavorato, lavorano e lavoreranno alla italizzazione di Selselima'. Come sempre, come a Gondar, come ad Amba Ciara, come a Mescenti, come a Bahar-Dar, anche ai guadi del Nilo Azzurro il 97.o Battaglione lascera' la sua inconfondibile impronta di operosita' romana.
Nell'interno del fortino la famiglia legionaria ha iniziato la nuova fatica. All'ombra vigile del tricolore che sventola sovrano sugli spalti, i militi lavorano e vigilano. Amorevole come una buona mamma, la Sacra Bandiera sorveglia dall'alto i figli diletti e diffonde lontano, con lo sfolgorare dei cari colori, un'ondata di forza e di volonta'.

Dino Corsi
 


                                                   Foto Collezione privata Panichi                                      



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Il Telegrafo del 9 settembre 1938 - Mentre volge al termine il compito della "Valanga"

                                
                                       
                                                                     

Mescenti (Goggiam), settembre

Quasi un anno, ormai, e' trascorso da quando le vie di Siena si animarono al passaggio delle centurie e dei plotoni delle fiamme nere del 97.o Battaglione CC. NN. Centinaia e centinaia di grigio verde portarono per oltre una settimana un'ondata di virile entusiasmo nelle contrade della vecchia fiera, citta' ghibellina: la mobilitazione della "Valanga", si svolgeva in una atmosfera di comprensione spontanea, di disciplina fascista e di volonta' combattiva. Anche Siena - finalmente - aveva avuto l'onore tanto ambito di schierare la sua formazione legionaria agli ordini del Duce; anche il nome della citta' che all'Impresa Imperiale ed alla guerra antibolscevica aveva dati i suoi figli migliori poteva rifulgere ad essere simboleggiato nella sua unita' guerriera sorta tra le sue mura.
Primi fra tutti a comprendere l'onore derivante dalla fiducia del Duce nel 97.o furono coloro che a questo onore e per questi si videro prescelti: i legionari. E partirono, i militi, con nell'animo il proponimento di non demeritare mai la fiducia in loro riposta e di meritarsi con le opere e con i fatti l'onore, di servire in armi la Patria fascista.
In silenzio i reparti lasciarono Siena. Tutto nella citta', semiaddormentata in quel mattino di settembre, sembrava tacere. Solo le scarpe chiodate dei fanti di Mussolini, scandenti sul lastricato un ritmo di forza, turbavano la tranquillita' di Siena che, insolitamente aveva quel giorno sembrar aver dimenticato la sua tradizionale gentilezza.
E dai cuori di partenti, animati da una commozione senza pari, sorgeva spontaneo un canto di gioia, di speranza e di fiero orgoglio. Quel canto che, contenuto ieri, sgorghera' domani quando la citta' nostra andra' incontro ai suoi figli con tutte le sue bandiere spiegate, con il profumo dei suoi fiori, il radioso sorriso delle sue donne e con il grande cuore aperto alla gioventu' tornante dalle ontane terre del nuovo Impero.
Si approssima il giorno in cui la "Valanga", ultimato il suo compito, fara' ritorno a Siena; e' vicina l'ora nella quale i quadrati reparti sfileranno - superbi del dovere compiuto - per quelle strade tanto e tanto sognate, ma mai rimpiante, nei duri giorni della fatica.
La "Valanga", dopo un anno di servizio, sta per rientrare in sede. Tornera' il battaglione e sventolera' al bel sole di Siena il nero gagliardetto che ha conosciute le brezze africane, che ha sventolato sulle ambe e che in terra d'Africa ha portato in alto il nome della citta' della Vergine.
Nell'imminenza delle giornate del rimpatrio riteniamo opportuno succintamente rifare la storia del Battaglione senese e dire attraverso quali tappe la "Valanga" e' pervenuta alla meta che gia' si profila davanti agli sguardi ansiosi dei legionari: il territorio della Patria.


                                                                                        
                                                      Foto Collezione privata Panichi





Le tappe

Rievocare i precedenti della partecipazione senese alla campagna imperiale sarebbe inutile. I concittadini che, in ogni tempo, hanno veduto nella legione della Milizia Volontaria la continuatrice delle tradizioni eroiche dello squadrismo senese, sanno quanto e quale sia stato il contributo dato dalla 97.a alle compagne volute dal Regime per l'affermazione nel mondo della nuova, romana realta' imperiale. Riconquista della Libia, guerra italo-etiopica e azione in Spagna.
In ogni tempo la legione senese si e' dimostrata "fedelissima" tra le fedeli legioni nere; per ultimo quando la "Valanga", dopo un breve periodo addestrativo, pose piede sul suolo africano ed inizio' la fatica che doveva portare alla consacrazione ufficiale della fede, dello spirito e della volonta' guerriera dei legionari della "Balzana".
A Gondar, ove le camicie nere del 97.o giunsero nell'ottobre dello scorso anno, la "Valanga" ebbe modo di dare una prima incancellabile prova di operosita' e dedizione alla Causa.
Mentre a notte, sfidando le tenebre e la minaccia di un terreno infido, le pattuglie volontarie di legionari e le vedette avanzate rappresentavano ragione di sicurezza per la zona assegnata al presidio del 97.o, durante le ore diurne, sotto i cocenti raggi solari, si lavorava indefessamente alla costruzione di quelle cerchia di fortificazioni che a Gondar, oggi e sempre, sono e saranno, oltre che documentazione di laboriosita' e potenza italica, la dimostrazione dell'opera del Battaglione che, per primo reparto organico composto di gente del senese, ha portato nella terra dell'Impero il nome di Siena.
Costruiti i fortini ne fu iniziato il presidio. E dalle alture - o ve alle notte gli spalti erano presidiati dai vigili militi - scesero le camicie nere per tutta una serie di servizi piu' o meno delicati, piu' o meno gravosi, piu' o meno pericolosi. Guardia di depositi di viveri, di granaglie e carburanti; lavori manuali di ogni genere; plotoni e squadre inviati in distaccamento in zone allora non completamente sicure; servizi di scorta alle autocolonne dirette a Gorgora' sul Tana, prima, verso il Goggiam ai gaudi del Nilo, poi. E su questi servizi di scorta, che hanno costuita forse la maggiore attivita' del periodo trascorso dal Battaglione a Gondar, conviene parlare un po' a lungo.
Per quasi cinque mesi si e' viaggiato in lungo e in largo attraverso la regione del Tana. Un plotone - 45 uomini - per ogni colonna, e di colonne ne partivano in media tre alla settimana, incaricato di un servizio che si protraeva normalmente per cinque, molto spesso per sei o sette e talvolta anche per dieci giorni.
Due furono le caratteristiche di questi servizi: viveri a secco e riposo all'addiaccio. Galletta e scatoletta per intere settimane; nottate su nottate trascorse sotto il cielo stellato, con per letto la terra e per guanciale una cassetta munizioni. Viaggi veloci eo lenti su piste appena tracciate, attraverso guadi di fiumi e torrenti ove solo le braccia e il sudore della fronte potevano molto sovente aver ragione degli ostacoli. E in tutti una commovente gara di volonta'. Ognuno dei legionari, instancabilmente, viaggiava, tornava al campo e via di nuovo verso l'altura di Debra Tabari; in direzione del bassopiano al forte di Celga'; lungo la piana di Guramba in corsa veloce incontro all'azzurro Tana; per le steppe sterminate attraverso boscaglie e corsi d'acqua sulla via del Nilo e del Goggiam.
Le zone attraversate erano, allora, soggette alle operazioni di polizia coloniale. Si operava contro gli ultimi ribelli politici che bande di predoni; eredita', questa dei predoni, lasciata dall'impero negussita e oggi, grazie alle armi italiane, non significante che il ricordo di tempi non belli che furono.

Gara di volonta'

Effettuare i servizi di scorta in certe zone, militarmente denominate "di operazioni" fu, a suo tempo, una ragione di orgoglio per i legionari della "Valanga".
E come abbiam detto, una gara si svolse tra reparto e reparto, tra uomo e uomo. Ognuno tendeva ad accumulare giorni e settimane trascorsi "di scorta"; era un vanto aver preso parte a dieci colonne anziche' a nove; i sacrifici, le fatiche, talvolta anche la fame non contavano. Le camicie nere erano tutte pervase dal desiderio di "operare" e nessuno nascondeva la speranza - che era in tutti gli animi - di incontrarsi oggi e domani con il nemico, di osare, di combattere, di vincere anche a costo della vita. E questa fu la grande manifestazione di spirito combattivo dato dal Battaglione senese.
Inoltre le "scorte" servirono, con il duro regime di vita al quale furono costretti gli uomini, a dare la dimostrazione di quelle che fossero le condizioni fisiche della "Valanga". NUlla, ne' gli strapazzi ne' le privazioni, ne' le notti bianche ne' i non rari stringimenti di cintura, ne' gli stenuanti viaggi ne' le paludi sulle sponde del Nilo, nulla, insomma, piego' la forte fibra del 97.o. Rari, rarissimi anzi, i casi di malaria; pochi ed insignificanti quelli di altri morbi caratteristicamente coloniali. Zero, zero completo, la mortalita'. Cosi' anche dal lato fisico la "Valanga" pote' dare la prova della sua forza, coesione e possibilita'.
Temprati ormai a tutto, alle opere di guerra e di pace, al lavoro e all'opera militare, erano i legionari quando un ordine improvviso porto' il Battaglione nella semisconosciuta regione del Belesa, ad Amba Ciara. Ancora una volta l'entusiasmo la vinse su tutti gli altri sentimenti. I canti, che nel pomeriggio di aprile coprirono e vinsero anche il rombo dei motori degli autocarri, dissero quale era lo stato d'animo degli uomini che, lieti del nuovo duro compito loro affidato, iniziavano la marcia verso la cittadella che doveva in seguito chiamarsi "Siena d'Etiopia".
In altre occasioni abbiamo gia' estesamente scritto in merito alla permanenza del Battaglione nel Belesa; abbiam poi descritte le fasi drammatiche dello spostamento verso il Goggiam; recentemente, dalla stessa localita' da dove oggi inviamo, abbiamo detto dell'arrivo e della permanenza a Mescenti percio' sarebbe vano dilungarsi su argomenti gia' noti, su fatti gia' ampiamenti descritti e illustrati.
Preferiamo sorvolare detti argomenti e volgere in vece lo sguardo a quelle che, in succinto, sono state le tappe della campagna africana dei legionari senesi.
Sbarco a Massua, arrivo a Gondar, permanenza nella capitale amarica, "scorte", trasferimento ad Amba Ciara, partenza per il Goggiam, giornate dure di viaggio, Gorgora', il Tana, Bator Dar, Mescenti...Un anno...gioia, dolori; fatiche, ore libere di riposo; marce, sieste; pericolo, tranquillita'; e lavoro, lavoro, e lavoro...E' vita! Vita bella di uomini e da uomini; vita di italiani dell'anno sedicesimo.
Soddisfazione, oggi, per il dovere compiuto; oblio completo per le fatiche e le privazioni di ieri.
L'opera della "Valanga" volge al termine. Tra cinque giorni le acque del Tana saranno ancora solcate dalla gioventu' senese, e sulla distesa preziona del lago si eleveranno i canti giocondi di 600 legionari e garriranno tutte le bandiere, i gagliardetti e le "fiamme" dell'unita' bianco-nera.
Gli autocarri, carichi di forza e di entusiasmo, percorreranno veloci le strade dell'Impero e giungeranno, tra breve, a MAssaua, al posto che e' oggi un desiato punto di partenza come fu un anno fa di arrivo. Sul Mar Rosso il sole africano dara' l'ultima abbronzatura ai volti dei militi e poi, il Mediterraneo si schiudera' libero e "nostro" alla vista delle camicie nere. Piu' in la' sara' l'Italia, la Patria; piu' in la' saranno Siena, tutte le citta' e paesi e campagne del senese; piu' la' saranno le famiglie, le mamme, i figli, le fidanzate, i parenti, gli amici...Piu' la', oltre l'azzurro di quel mare che e' il sangue della Penisola, sara' la gioia del ritorno: meritata la gioia quanto prossimo il ritorno.
Nell'attesa, gioconda e serena, il Battaglione continua l'opera iniziata da tempo: sentinella del Regime nel Goggiam, fattore di sicurezza ed esempio di laboriosita' nella piu' ricca e piu' selvaggia regione dell'Impero, la "Valanga", come sempre pronta e fattiva, attende l'ora della partenza. E con il lavoro, con le armi, con la fede, incide sulle petraie del Goggiam ed eterna nella storia dell'Impero il nome di Siena.

Dino Corsi

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Medaglie e distintivi

Dino Corsi

  Collezione privata Panichi

                        

 

                     Medaglia di bronzo commemorativa operazioni Africa Orientale



              Medaglia commemorativa con gladio romano per oper. militari in A.O., conc. 126737
                      

 

                                


          Seconda Medaglia commemorativa
     operazioni Africa Orientale







Croce al Merito di Guerra per Operazioni Africa Orientale
Conferita  per le operazioni di polizia coloniale 1937-1939


brevetto n. 247424 del 25/2/1941







                              



                                                                      Distintivo PNF

                                    


 Camicia Nera - Dino Corsi - Siena 23/10/1908

I mobilitati del 97° battaglione CC.NN. "Valanga"
                       

mobilitato 1/9/1937 - smobilitato 16/7/1939. Partecipazione ai cicli operativi Goggiam:
21/10/1937-15/12/1937, 16/12/1937-30/6/1938, 1/7/1938-31/12/1938; 1/1/1939-26/5/1939Medaglia commemorativa con gladio romano per oper. militari in A.O., conc. 126737
Conferita Croce al Merito di guerra per le operazioni di polizia coloniale 1937-1939:
brevetto n. 247424 del 25/2/1941


I mobilitati del 97° battaglione CC.NN. d'Assalto
I mobilitati della 97.a compagnia CC.NN. mitraglieri


mobilitato 20/2/1941 - perduto in forza 10/7/1941.
Partecipazione alle operazioni di guerra alla frontiera italo-jugoslava 6/4/1941-18/4/1941
Partecipazione alle operazioni in Balcania (territori ex jugoslavi) 19/4/1941-10/7/1941



Dal Sito http://www.97legione.siena.it/